Thursday, 21 October 2010

ANGOLAN DIES DURING DEPORTATION.....


Jimmy Mubenga: MPs call for inquiry

Submitted 18 Oct 2010 4:26pm

 MPs have called for an inquiry into the death of an Angolan deportee who died while being restrained by security guards on an outbound flight from Heathrow.

Last week, an eyewitness told the Guardian newspaper that Jimmy Mubenga called out to fellow passengers for help before he died.

Mr Mubenga was being escorted out of Britain on a commercial British Airways flight to Angola by guards working for G4S – a private security firm, currently contracted by the Home Office to handle deportees.

Police and paramedics were called when Mr Mubenga lost consciousness, and the aircraft, which had been due to take off, returned to the terminal.

A US citizen - the third witness to come forward within 24 hours of the incident, last Tuesday night - was a passenger on the same flight. He said: “The last thing we heard the man say was he couldn't breathe.”
So far, four passengers have come forward to say that during the flight, they saw the 46-year-old father of five being heavily restrained under the seats by security officers.

Scotland Yard have taken over the investigation into Mr Mubenga's death. A Metropolitan Police spokesman said: "Officers from the homicide and serious crime command are investigating the death."

During a Home Affairs select committee, Liberal Democrat MP Julian Huppert called for a 'wide ranging and independent inquiry' into the country's deportation system.

Labour Chair Keith Vaz said: "The use of excessive force in deportations is dangerous and unacceptable. If, as eyewitness reports suggest, Mr Mubenga was complaining of breathing difficulties, questions must be asked as to why help was not called for sooner.
"I will be writing to both the home secretary and G4S on this matter whilst awaiting the outcome of police investigations. When removing people from the UK, human rights must be fully respected at all times." Concluded Mr Vaz.
Mr Mubenga's death echoes that of Jamaican immigrant Joy Gardner, who died in 1993 when police and immigration officers attempted to arrest and deport her, following the expiration of her six-month visa.

Thirteen feet of tape was wrapped around Ms Gardner's head and a body belt was used as a restraint. Ms Gardner fell in to a coma and was pronounced dead in hospital.

Three police officers were tried and cleared of causing her death.

The Institute of Race Relations' report into the lives of asylum seekers says that racist asylum and immigration policies in the UK have led to the deaths of 77 asylum seekers and migrants over the past four years, including that of Mr Mubenga.

Driven to Desperate Measures found that seven are said to have died in prison custody; more than a third of the deaths are people suspected or known to have taken their own lives after their asylum claims had been turned down; seven are said to have died after being denied health care for "preventable medical problems" and 15 are said to have died during desperate and "highly risky" attempts to enter the country.
By Davina Kirwan


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15/10/2010stampainvia


Gran Bretagna, immigrato muore ammanettato al sedile dell'aereo durante il rimpatrio
Jimmy Mubenga si lamentava perché non riusciva a respirare, ma le guardie di sicurezza private che lo stavano scortando in Angola non gli avrebbero creduto

"Non respiro, non respiro", ma le guardie private non gli credono. Jimmy Mubenga, 58 anni, è morto ammanettato al sedile dell'aeroplano che lo stava riportato in Angola.

Immigrato irregolare, l'uomo era scortato da tre guardie private. "Due erano sedute ai lati, mentre una terza aveva il posto davanti al suo", racconta Kevin Wallis, ingegnere che si trovava seduto vicino a Mubenga. "Continuava a dire che non riusciva a respirare, ma le guardie, dopo le mie proteste, mi hanno detto che sarebbe stato bene una volta in volo".
Invece l'aereo della British Airways, in partenza da Heathrow martedì sera, non è mai decollato. Mubenga è stato trasportato in ambulanza verso l'ospedale, ma i medici non hanno potuto fare altro che constatarne la morte. Ora la polizia ha aperto un'indagine per capire cosa sia andato storto e se le guardie abbiano avuto un ruolo nella morte. "Lo tenevano giù con forza, troppa forza, anche se lui si lamentava", denuncia Wallis. Nel 2006 Mubenga era stato condannato a due anni di reclusione per lesioni personali dopo una rissa in un nightclub.



Saturday, 25 September 2010

I “figli dell’Africa” si presentano alla città. Sabato 25 all’Affratellamento

Carolina Mancini per l’Altracittà
Mwana Africa: figli dell’Africa in Ki Swahili (una lingua parlata in tutta l’Africa orientale, nata all’epoca della tratta degli schiavi dalla mescolanza fra l’arabo e le lingue locali). È questo il nome di una nuova associazione che si presenterà alla cittadinanza il prossimo sabato 25 settembre presso il Teatro dell’Affratellamento in via Gian Paolo Orsini 73 a Firenze, con una serie di interventi che culmineranno in un pranzo a base di pietanze africane.

«Siamo circa un’ottantina di persone, in prevalenza immigrati, anche se non tutti africani, e ci sono anche una decina di italiani». Così ci spiega Kassambwe-Kassamba, il presidente di Mwana Africa. «Ci sono molti progetti che intendiamo portare avanti. Alcuni già in piedi, come la Rete Panafricana del Contenzioso, un insieme di avvocati italiani e giuristi africani che hanno studiato in Europa, e che svolgono un lavoro di consulenza e supporto, per esempio nei confronti degli immigrati che sono in carcere o che hanno un procedimento in corso».

Mwana Africa si rivolge principalmente alle persone non abbienti di qualsiasi nazionalità, occupandosi di questioni relative ai bambini non accompagnati, alle donne lavoratrici, alle famiglie monogamiche, fornendo assistenza agli immigrati nel corso degli iter burocratici relativi alle varie pratiche e nei rapporti con le istituzioni. Da quasi un anno “i figli dell’Africa” si ritrovano ogni seconda domenica del mese, di solito presso l’Osteria del Leone a Sant’Ilario (Lastra a Signa) per discutere e confrontarsi, cercando di svolgere una funzione di coordinamento con le altre associazioni e di cerniera fra queste, i singoli cittadini e le istituzioni.

Per ora Mwana Africa non ha fonti di finanziamento, se non «le cene africane che ogni tanto organizziamo al Circolo di Sant’Ilario – continua Kassambwe. Lo scopo della giornata di sabato è anche quello di trovarne alcuni, e comunque di allargare la nostra rete. Ci piacerebbe che altri tecnici aderissero, per portare avanti questo lavoro di consulenza anche in altri campi: medici, architetti, costruttori, artisti. Noi ci consideriamo anche una sorta di ‘scuola’ di educazione alla responsabilità e al senso delle istituzioni: per questo lo scambio con questi specialisti sarebbe un’importante ricchezza da condividere fra i nostri soci. Faccio un esempio banale: se un africano volesse circoncidere il figlio, potremmo promuovere un dibattito in cui la questione viene affrontata dal punto di vista legale, con un avvocato che spiega cosa dice la legge a questo proposito, dal punto di vista medico, affrontando le questioni igienico-sanitarie, e così via. La nostra aspirazione è quella di ‘esportare’ i risultati che questa rete produrrà (le competenze, la conoscenza, la cultura) anche fuori dall’Italia, nei paesi di provenienza degli immigrati, perché è chiaro che se le persone stessero bene a casa propria non la lascerebbero, e verrebbero in Italia solo come i nostri ‘cugini americani’, per ammirare le opere di Michelangelo. Ma per arrivare a questo è necessario partire dal nostro territorio e dalle sue risorse».


La giornata di sabato 25

Si inizia alle 9.00 con l’intervento dello stesso Kassambwe-Kassamba, che presenterà l’associazione.

All’intervento di Kassambwe seguirà quello dell’assessore regionale al Welfare e alle politiche per la casa Salvatore Allocca che parlerà di “Integrazione partecipe e tutela dei cittadini stranieri”.

L’avvocato Giovanni Flora, presidente della Camera Penale, si occuperà invece di “difesa dell’immigrato e difficoltà nel corso del processo.”.

Il punto di vista degli immigrati sull’integrazione sarà affidato a Olumba Napoleon, portavoce della comunità nigeriana di Siena.

Di “Sicurezza e legalità” parlerà la Dottoressa Daniela Lucchi, dirigente della prefettura per l’Area IV – Diritti Civili, Cittadinanza, Condizione Giuridica dello Straniero, Immigrazione e Diritto d’Asilo -, mentre Andrea Amaro, della CGIE (Consiglio Generale degli Italiani all’Estero) affronterà il tema: “Immigrati nella società post industriale: una risorsa o un problema?”).

Al pranzo finale si potranno gustare prelibatezze della Costa D’Avorio, del Congo, del Senegal e del Maghreb.

Per altre informazioni: 339.6913675
http://www.altracitta.org/2010/09/23/i-figli-dellafrica-si-presentano-alla-citta-sabato-25-allaffratellamento/

Tuesday, 31 August 2010

Gheddafi a Roma: Avvenire, show che diventa boomerang

ROMA - Muammar Gheddafi e' ripartito per Tripoli. L'airbus del leader libico e' decollato dall'aeroporto militare di Ciampino.

DOMANI FRATTINI A TRIPOLI PER RIUNIONE '5+5' - Il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, si rechera' domani pomeriggio a Tripoli, per prendere parte a una riunione informale del Dialogo 5+5. Lo rende noto la Farnesina. Il foro ''5+5'', che riunisce i Paesi del Mediterraneo Occidentale - per la sponda Nord Francia, Italia, Malta, Portogallo e Spagna; per la sponda Sud, Algeria, Libia, Marocco, Mauritania e Tunisia - costituisce, rileva la Farnesina, un'importante dimensione della cooperazione euro-mediterranea ed un'utile sede per la discussione delle principali tematiche d'area. L'Italia detiene la co-presidenza del Dialogo 5+5 per la sponda Nord (co-presidente per la sponda Sud e' la Tunisia).

AVVENIRE, SHOW CHE DIVENTA BOOMERANG - Un' ''incresciosa messa in scena'' firmata dal colonnello Gheddafi o ''forse solo un boomerang'', ''certamente e' stata una lezione, magari pure per i suonatori professionisti di allarmi sulla laicita' insidiata''. Il quotidiano dei vescovi, Avvenire, in un editoriale firmato dal direttore Marco Tarquinio tira le somme della visita del leader libico a Roma, tra affari e provocazioni.
''Incontrarsi serve comunque e sempre'', premette Tarquinio lodando la ''nuova stagione'' e la ''riconciliazione'' tra Roma e Tripoli. Pero' - sottolinea il giornale della Cei - non si possono sottacere ''aspetti sostanziali e circostanze volutamente folkloristiche'' della visita cosi' come ''momenti incresciosi e urtanti'' quali l'incontro per ''una sessione di propaganda islamica (a sfondo addirittura europeo) tra il leader libico e hostess appositamente reclutate''.
Avvenire si chiede quindi come Gheddafi - nella ''tollerante e pluralista Italia'' dalle ''profonde e vive radici cristiane'' e al tempo stesso capace di ''una positiva laicita''' - abbia potuto ''fare deliberato spettacolo di proselitismo (anche grazie a un Tg pubblico incredibilmente servizievole...). Non sapremmo dire in quanti altri paesi tutto questo avrebbe avuto luogo o, in ogni caso,avrebbe avuto spropositata (e stolida) eco''.
''Probabilmente e' stato un boomerang - conclude l'editoriale -una dimostrazione di quanto possano confondersi persino in certo islam giudicato non (piu') estremista piano politico e piano religioso''.
5 MILIARDI ALL'ANNO DALL'UE CONTRO I CLANDESTINI - Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi esalta l'amicizia tra Italia e Libia durante la cerimonia per il secondo anniversario del Trattato di Bengasi e afferma che ''tutti dovrebbero rallegrarsene'' e chi critica ''e' prigioniero di schemi superati''.

Gheddafi: ''Saluto il grande coraggio del mio grande amico''. La giornata di ieri, segnata dalla richiesta di 5 miliardi all'anno per fermare l'immigrazione clandestina in Europa e da nuove polemiche sulla visita del leader libico, si e' conclusa con una cena di gala.



Gheddafi ha lasciato la tavola verso le due, mentre il premier italiano e' rimasto a festeggiare l'evento con gli 800 invitati e diversi ministri. Sulla Padania titolo a tutta pagina: ''L'Europa sia cristiana''.

TERZO SHOW, SOLDI CONTRO CLANDESTINI O UE NERA

- Terzo show in due giorni del leader libico Muhammar Gheddafi che si spinge fino a chiedere 5 miliardi di euro all'Unione europea per contrastare una ''pericolosa'' immigrazione che puo' far diventare ''nera'' l'Europa. E' stato un intervento fiume di oltre quaranta minuti quello del colonnello, tutto incentrato sulla pagina del colonialismo e su inquietanti scenari disegnati dall'avanzata dell'immigrazione africana. Un lunghissimo discorso pronunciato di fronte al premier e a una folta delegazione del governo presso la caserma 'Salvo D'Acquisto', teatro delle celebrazioni per il secondo anniversario del Trattato di Amicizia italo-libico. Non appena presa la parola, Gheddafi ha subito fatto presente ''i drammi e le sofferenze'' subite dal popolo libico a causa dell'invasione italiana, drammi rtuttora presenti tra la popolazione del Paese. Anche Berlusconi, ha raccontato il Colonnello, si e' oggi commosso ''al punto di piangere'' alla visione delle fotografie ''ufficiali'' esposte nella mostra inaugurata oggi pomeriggio dai due leader e che documentano la dolorosa pagina del colonialismo italiano. Era un'altra Italia, ha aggiunto Gheddafi. Oggi c'e' il Trattato di amicizia e nuove sfide da affrontare insieme, prima fra tutte, quella della ''pericolosa'' immigrazione africana che spetta alla Libia, ''ponte'' privilegiato tra l'Africa e l'Europa, contrastare con l'aiuto economico dell'Unione europea. Cinque miliardi di euro e' la cifra richiesta da Gheddafi per impedire che ''l'Europa - cosi' ha prospettato il colonnello - un domani potrebbe non essere piu' europea e diventare addirittura nera perche' - ha spiegato - in milioni vogliono venire in Europa''. ''Attualmente - ha affermato dipingendo uno scenario fosco - subiamo una immigrazione dall'Africa verso l'Europa ma in questo momento si tratta di una cosa molto pericolosa: non sappiamo che cosa succedera', quale sara' la reazione degli europei bianchi e cristiani di fronte a questo movimento di africani affamati e non istruiti''. ''Non sappiamo - ha insistito Gheddafi - se l'Europa restera' un continente avanzato e coeso o se si distruggera' come avvenne con le invasioni barbariche''. ''Dobbiamo immaginare che questo possa succedere - ha sottolineato a sostegno del proposta da lui stesso avanzata - e prima che succeda dobbiamo lavorare insieme, fermare l'immigrazione sulle frontiere libiche''. ''L'Europa - ha scandito - ci deve ascoltare'' mentre tocca all'Italia sostenere in sede europea la richiesta di Gheddafi di fare della Libia l'avamposto chiave nel contrasto all'immigrazione clandestina. Berlusconi da parte sua ha ricordato come con la stipulazione del Trattato di amicizia fra i due Paesi si sia ''voltato pagina'' e chiuso per sempre la pagina nera del colonialismo. Gheddafi lo ha piu' volte lodato menzionando il ''grande coraggio'' del presidente del Consiglio per le scuse presentate dal premier per il passato coloniale italiano in Libia, ''un errore - ha sottolineato il Colonnello - commesso dall'Italia fascista, non dall'Italia''. Da qui anche la richiesta avanzata alla comunita' internazionale affinche' sia l'Italia ad avere un seggio al consiglio permanente di sicurezza dell'Onu. Un ''diritto'' dell'Italia, secondo Gheddafi, che ha avuto, al contrario della Germania, la forza e il coraggio di liberarsi da sola del fascismo ''impiccando Mussolini per le strade''. Nell'Italia di oggi poi, il leader libico, ha incoraggiato ad investire i suoi stessi connazionali che dispongono di risorse economiche e finanziarie.

APPELLO LEADER, INVESTITE IN ITALIA - Un nuovo flusso di investimenti libici potrebbe presto arrivare in Italia a rafforzare la crescente presenza nelle nostre banche, societa' e industrie in combinazione con la corsa delle imprese italiane a realizzare le infrastrutture del paese nordafricano. Il leader Muammar Gheddafi, alla cerimonia per il Trattato italo-libico, dove e' presente una nutrita schiera di personalita' dell'economia e della finanza italiana, incoraggia i libici con risorse finanziarie ''a venire in Italia per investire in Italia''. Il Colonnello chiede anche scambi di conoscenza e tecnologie ma sono le parole sugli investimenti, poche ma precise in un discorso fiume di 40 minuti ricco di citazioni storiche e incentrato sulle colpe del colonialismo e le nuove sfide dell'emigrazione, a creare piu' interesse fra la comunita' finanziaria. Diversi esponenti del mondo dell'economia e manager, prima di recarsi alla cena ufficiale (slittata a oltre la mezzanotte) sottolineano ''l'affidabilita' oramai assodata' dei libici come partner e un ambiente molto migliorato per realizzare gli affari. ''I libici - spiega uno di questi -. sono un partner che guarda al medio-lungo termine con molte risorse''. Nella tribuna d'onore a pochi passi dal premier Silvio Berlusconi e dal leader libico ad assistere al carosello dei Carabinieri e alle evoluzioni dei cavalieri arabi, si sono notate le presenze dell'ad di Unicredit Alessandro Profumo (dove i libici sono oramai il primo socio con il 7% del capitale) accanto a Jonella Ligresti, al presidente Telecom Gabriele Galateri, ai vertici Enel Piero Gnudi e Fulvio Conti il quale ha spiegato che il gruppo ''ha interessi potenziali in Libia'' anche se al momento non c'e' nulla. Presente anche Massimo Ponzellini, presidente di Impregilo che realizzera' insieme ad altre 20 imprese italiane (fra cui Todini, Salini, Condotte e Cmc) l'autostrada finanziata dall'Italia a risarcimento dei danni del'epoca coloniale, e il numero uno di Finmeccanica Pierfrancesco Giarguaglini, anch'essa impegnata nel paese insieme a Zarubezhstroytechnology, societa' controllata dalle Ferrovie Russe Jsc Rzd, un contratto da 247 milioni di euro per realizzare sistemi di segnalamento, alimentazione e comunicazione sulla tratta da Sirte a Bengasi. Con Finmeccanica inoltre i libici hanno siglato una nuova joint venture (dopo la Liatec, Libyan Italian Advanced Tecnology Company, costituita nel 2006 per realizzare elicotteri). Non c'era alla cerimonia invece l'ad di Eni Paolo Scaroni ma il suo numero due Claudio Descalzi. Il rapporto fra il gruppo e il paese e' piu' che consolidato e di recente il colosso italiano ha annunciato investimenti sul posto per 25 miliardi di euro
http://temporeale.libero.it/libero/fdg/4026733.html