Tuesday, 11 January 2011

FESTIVAL DELLA DIASPORA

GAMBIA, A FEBBRAIO IL X FESTIVAL DELLA DIASPORA

11:31 10 GEN 2011

(AGIAFRO) - Banjul, 10 gen. - 'Celebrare l'unita' africana' sara' il tema della X edizione del Festival internazionale della Diaspora africana, che si svolgera' a Banjul, capitale del Ghana, dal 4 al 10 febbraio. Si tratta di una manifestazione biennale, incentrata sull'esaltazione delle comuni radici culturali dei popoli dell'Africa sub sahariana.
  Il festival costuisce un'importante occasione per celebrare, con riti tradizionali e manifestazioni artistiche, il rimpatrio di membri della comunita' nazionale emigrati all'estero, soprattutto in Europa e nelle Americhe. Da non sottovalutare l'aspetto piu' propriamente 'turistico' del festival, dato che si svolge nel periodo di massimo afflusso di visitatori internazionali in questo Paese dell'Africa occidentale. Il ministro del Turismo, signora Aja Fatou Mass Jobe-Njie, ha detto in conferenza stampa che 'il calendario della manifestazione, che occupa un posto di primo piano nel panorama dei festival dedicati alla cultura del continente, anche quest'anno avra' il suo clou nella cerimonia del Futampaf, il rito di iniziazione tribale, che si svolge a Kanilai', il villaggio meridionale in cui e' nato l'attuale presidente del Gambia, Yahia Jammeh. (AGIAFRO) .

news

Wednesday, 17 November 2010

DONNE......DIASPORA AFRICANA ITALIA...

Lo sguardo di Combonifem sull'attualità dell'Italia e del mondo
NEWS
Women Generations Continuano gli incontri fuori dalle sale tra Generations e gli spettatori del Festival di Cinema Africano di Verona. Martedì pomeriggio, il ciclo di tavole rotonde dedicato all’approfondimento dà voce all’Africa femminile e al “ruolo della donna durante e dopo il cinquantenario dell’indipendenza africana”.



15.11.2010: Il secondo dei tre appuntamenti in programma in quest’edizione del 2010 porta il titolo di Women Generations: tavola rotonda sul ruolo della donna durante e dopo il cinquantenario dell’indipendenza africana. A condurre la serata (che si terrà martedì, alle 17.30, nella sala Fondazione Cariverona ex-chiesa S. Pietro in Monastero, via Garibaldi, 3), sarà Malice Omondi ( nella foto, originaria del Kenya, Malice è speaker e autrice di programmi radiofonici su Afriradio.it).

Tre le protagoniste. Cécile Kyenge è un medico, originaria della Repubblica democratica del Congo, è responsabile immigrazione del Pd dell’Emilia Romagna e consigliere provinciale a Modena. Fa parte della Rete della Diaspora nera in Italia- Redani. Cécile parlerà della Partecipazione politica delle donne africane nei Paesi di origine e di accoglienza, e presenterà il Progetto Women in Progress – piattaforme trasversale per la promozione della partecipazione politica delle donne in Italia.

Bridget Yorgure lavora come assistente sociale al Comune di Rovigo, è originaria della Nigeria. Bridget è portavoce in Italia del Movimento per la sopravvivenza del popolo Ogoni (Mosop) del Delta del Niger ed è coordinatrice della Diaspora africana per la Provincia di Rovigo. Il tema del suo intervento sarà: Impatto sulle donne dello sfruttamento delle materie prime nei Paesi africani: quali prospettive di sopravvivenza? In particolare farà riferimento a Nigeria e Repubblica democratica del Congo.

Haram Sibide, economista, originaria del Mali, lavora come consulente per la cooperazione decentrata ed è rappresentante del Forum Africa Siena. Haram si soffermerà sul tema: Donne africane, quale dialogo costruttivo con la cooperazione internazionale?
Ricordiamo che martedì sera ci sarà il secondo appuntamento del Festival afro party con dj Alix, presso il bar Time out (zona universitaria, via Campofiore 3, Verona; ore 22.30, ingresso libero).

http://www.combonifem.it/articolo.aspx?a=2981&t=N

Thursday, 21 October 2010

ANGOLAN DIES DURING DEPORTATION.....


Jimmy Mubenga: MPs call for inquiry

Submitted 18 Oct 2010 4:26pm

 MPs have called for an inquiry into the death of an Angolan deportee who died while being restrained by security guards on an outbound flight from Heathrow.

Last week, an eyewitness told the Guardian newspaper that Jimmy Mubenga called out to fellow passengers for help before he died.

Mr Mubenga was being escorted out of Britain on a commercial British Airways flight to Angola by guards working for G4S – a private security firm, currently contracted by the Home Office to handle deportees.

Police and paramedics were called when Mr Mubenga lost consciousness, and the aircraft, which had been due to take off, returned to the terminal.

A US citizen - the third witness to come forward within 24 hours of the incident, last Tuesday night - was a passenger on the same flight. He said: “The last thing we heard the man say was he couldn't breathe.”
So far, four passengers have come forward to say that during the flight, they saw the 46-year-old father of five being heavily restrained under the seats by security officers.

Scotland Yard have taken over the investigation into Mr Mubenga's death. A Metropolitan Police spokesman said: "Officers from the homicide and serious crime command are investigating the death."

During a Home Affairs select committee, Liberal Democrat MP Julian Huppert called for a 'wide ranging and independent inquiry' into the country's deportation system.

Labour Chair Keith Vaz said: "The use of excessive force in deportations is dangerous and unacceptable. If, as eyewitness reports suggest, Mr Mubenga was complaining of breathing difficulties, questions must be asked as to why help was not called for sooner.
"I will be writing to both the home secretary and G4S on this matter whilst awaiting the outcome of police investigations. When removing people from the UK, human rights must be fully respected at all times." Concluded Mr Vaz.
Mr Mubenga's death echoes that of Jamaican immigrant Joy Gardner, who died in 1993 when police and immigration officers attempted to arrest and deport her, following the expiration of her six-month visa.

Thirteen feet of tape was wrapped around Ms Gardner's head and a body belt was used as a restraint. Ms Gardner fell in to a coma and was pronounced dead in hospital.

Three police officers were tried and cleared of causing her death.

The Institute of Race Relations' report into the lives of asylum seekers says that racist asylum and immigration policies in the UK have led to the deaths of 77 asylum seekers and migrants over the past four years, including that of Mr Mubenga.

Driven to Desperate Measures found that seven are said to have died in prison custody; more than a third of the deaths are people suspected or known to have taken their own lives after their asylum claims had been turned down; seven are said to have died after being denied health care for "preventable medical problems" and 15 are said to have died during desperate and "highly risky" attempts to enter the country.
By Davina Kirwan


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15/10/2010stampainvia


Gran Bretagna, immigrato muore ammanettato al sedile dell'aereo durante il rimpatrio
Jimmy Mubenga si lamentava perché non riusciva a respirare, ma le guardie di sicurezza private che lo stavano scortando in Angola non gli avrebbero creduto

"Non respiro, non respiro", ma le guardie private non gli credono. Jimmy Mubenga, 58 anni, è morto ammanettato al sedile dell'aeroplano che lo stava riportato in Angola.

Immigrato irregolare, l'uomo era scortato da tre guardie private. "Due erano sedute ai lati, mentre una terza aveva il posto davanti al suo", racconta Kevin Wallis, ingegnere che si trovava seduto vicino a Mubenga. "Continuava a dire che non riusciva a respirare, ma le guardie, dopo le mie proteste, mi hanno detto che sarebbe stato bene una volta in volo".
Invece l'aereo della British Airways, in partenza da Heathrow martedì sera, non è mai decollato. Mubenga è stato trasportato in ambulanza verso l'ospedale, ma i medici non hanno potuto fare altro che constatarne la morte. Ora la polizia ha aperto un'indagine per capire cosa sia andato storto e se le guardie abbiano avuto un ruolo nella morte. "Lo tenevano giù con forza, troppa forza, anche se lui si lamentava", denuncia Wallis. Nel 2006 Mubenga era stato condannato a due anni di reclusione per lesioni personali dopo una rissa in un nightclub.